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13 maggio 2019

Gara per il TPL della Toscana

Nemmeno un mese dopo la pronuncia della Corte di Giustizia Europea, inviata al Consiglio di Stato che ne aveva fatto richiesta, la Regione Toscana ha emesso la sua “sentenza” a favore dei francesi di RATP.
Il contenuto quanto meno interlocutorio della pronuncia della Corte di Giustizia e gli ulteriori 8 motivi del ricorso pendente di fronte al Consiglio di Stato, per la Regione valgono zero.
La Regione Toscana si è di fatto sostituita all’Autorità Giudiziaria.
E lo ha fatto con motivazioni fragili e fuorvianti.
Non è vero che l’aggiudicazione è un atto dovuto.
Gli accordi tra le parti non contengono alcuna condivisione su questo passaggio, ma solo il preannuncio di un intendimento regionale che Mobit avrebbe avversato. Né l’aggiudicazione prima della sentenza definitiva può essere giustificata dalla volontà di evitare gli atti d’obbligo, che nessuno vuole, ma il cui rischio non può essere imputato ai concorrenti.
Non a caso molti amministratori locali, associazioni di categoria, ampi segmenti dell’opinione pubblica e, in modo significativamente trasversale, della politica hanno preso le distanze dalla decisione della Regione, di cui non comprendono motivi e tempi.
Le aziende toscane, risanate, efficienti e coese, già in questi anni hanno testimoniato notevole capacità di investimento con risorse proprie pur in un quadro di incertezza.
Mobit è convinta del riconoscimento giudiziale delle proprie ragioni, in una gara contro un’azienda dello Stato francese, monopolista a casa propria e concorrente a casa altrui.
Mobit ha presentato l’offerta tecnica di gara valutata migliore dalla stessa Regione perché preferibile per maggior numero di bus nuovi e tecnologie acquistabili e per progettazione del servizio.
Questo e solo questo è il vero interesse dei cittadini.